Mi chiedono in tanti come si comporta un fish-eye diagonale su APS-C (vedi i commenti alla recensione del mio Zenitar).
Beh, purtroppo per gli utilizzatori dei sensori ridotti, il fish-eye è un obiettivo che trova ragione di esistere solo su un sensore in grado di “spremerlo” fino in fondo.
Per definizione, un obiettivo fish-eye è una lente che abbraccia un ampio campo di visuale distorcendone le estremità, e facendo questo le linee rette vengono “piegate” in maniera evidente sempre più man mano che sono posizionate vicino ai margini del fotogramma (vedi foto a lato, con il classico orizzonte piegato). In termini più precisi, viene introdotta una grande quantità di distorsione a barilotto nell’immagine.
Il bello è che si riescono ad abbracciare grandi angoli di campo (tipicamente 180° sulla diagonale, ma esistono fisheye circolari con coperture maggiori), cosa impossibile con le classiche lenti rettilineari. Per comparazione, un 12mm su full-frame (la focale minore che sia mai stata prodotta per una lente rettilineare, ossia per un obiettivo che mantenga parallelismi e ortogonalità delle linee) abbraccia un angolo di campo di 122°.
Tuttavia, a differenza delle lenti classiche, un fish “comprime” negli angoli una gran quantità di campo visuale. Per questo motivo, utilizzare un fish-eye croppandone l’immagine prodotta ha poco senso, si perde la parte più gustosa…



